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Antibiotici. Buone e cattive notizie.

Come sottolinea il microbiologo Lance B. Price in un articolo apparso sull’edizione americana dell’Huffington Post, tutte le organizzazioni mediche credibili hanno lanciato l’allarme sulla necessità urgente di ridurre l’uso degli antibiotici sia per le persone sia per l’agricoltura. Altrimenti, vivremo presto in un mondo in cui gli antibiotici non avranno più effetto.

Qual è il rischio? Di fronte a trattamenti antibiotici regolari, i batteri possono diventare resistenti e questi super-batteri possono proliferare, destabilizzando l’efficacia dei farmaci creati per eliminarli. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, ogni anno i batteri resistenti agli antibiotici sono responsabili di almeno 2 milioni di infezioni gravi, di 23.000 morti e di 20-35 miliardi di dollari spesi per la salute negli Stati Uniti. E’ quindi necessario ridurre l’uso di questi farmaci e trovarne di nuovi per combattere i germi resistenti.

L’articolo di Lance B. Price analizza tre recenti annunci che riguardano questo problema.

antibgallina

Il primo proviene da Tyson Foods, il più grande produttore di carni e pollami negli Stati Uniti. Tyson Foods ha annunciato che ha intenzione di ridurre drasticamente entro i prossimi due anni l’uso degli antibiotici umani nella sua produzione di carne. E’ un passo importante che segue l’impegno nella stessa direzione da parte di altri produttori o grandi consumatori come McDonalds e Chick-fil-A. Ma rischia di non bastare se si pensa che nel solo 2013 l’industria americana di animali e quella legata all’agricoltura hanno comprato più di 9.000 tonnellate di antibiotici, ovvero più del doppio della quantità usata per curare gli esseri umani.

L’altro annuncio proviene dal Presidente Obama e dal suo Piano di Azione Nazionale per combattere I Batteri Resistenti agli Antibiotici”, che aiuterà i medici e gli ospedali a ridurre l’uso eccessivo di antibiotici. Nella medicina umana, gli Americani usano più antibiotici di tutte le altre nazioni industrializzate, e i Centers for Disease Control and Prevention stimano che il 50% di queste prescrizioni non siano necessarie. Ma, come sottolinea Price, se è vero che il piano del presidente non prevede interventi per ridurre l’uso degli antibiotici nell’agricoltura animale, è vero anche che numerose ricerche hanno dimostrato che smettere di usarli in modo eccessivo negli esseri umani ha già un forte impatto poiché molti batteri perderanno il loro potere di super-batteri e diventeranno di nuovo trattabili.

E’ quel che emerge se si paragona l’uso di due ‘vecchi’ antibiotici come la penicillina e la dossicilina in Svezia e negli Stati Uniti. Come spiega Price, in America li si considera quasi come obsoleti mentre in Svezia sono ancora molto utilizzati. E questo non perché in Svezia i batteri sono diversi ma perché gli svedesi non sono stati esposti agli antibiotici con la stessa frequenza e perché gli agricoltori svedesi quasi non usano antibiotici, avendo cura che ci sia migliore igiene, ventilazione e dieta bilanciata per mantenere gli animali sani.

Overuse of antibiotics is destroying our natural microbes, argues Martin Blaser.

Nel frattempo, arrivano notizie negative dai giganti dei farmaci Merk&CO e AstraZeneca PLC, due delle maggiori aziende impegnate nella ricerca e scoperta di antibiotici, ricerca molto costosa, in parte ripagata dal largo e continuo consumo di farmaci. Hanno di recente annunciato tagli importanti e scoraggianti.

E’ difficile invertire questa tendenza se riguarda l’andamento del mercato e la sua efficienza. Come sottolinea Price è necessario coinvolgere sempre più start-up innovative e tutti quegli investitori sempre più sensibili all’impatto sociale degli investimenti e non solo ai loro profitti.

“Siamo – conclude Price – sull’orlo di perdere gli antibiotici per combattere anche le infezioni più comuni che, se trattate senza successo, possono uccidere. I medici devono evitare di prescrivere eccessivamente, i pazienti di richiedere farmaci di cui non hanno bisogno, l’agricoltura animale deve essere trasparente nel tagliarne l’uso e le aziende farmaceutiche e i governi devono trovare dei modi per sviluppare nuovi antibiotici. E’ una questione di vita e di morte”.

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