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L’importanza della qualità del cibo.

Dai dati raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2014 quasi 2 miliardi di adulti nel mondo, ovvero quasi un terzo della popolazione mondiale, erano in sovrappeso e più di 600 milioni di questi erano obesi. Si tratta di una vera e propria ‘epidemia’ che è urgente cercare di arginare.

La ricerca sull’obesità avanza e ci si sofferma sempre più sull’analisi dei fattori che possono spiegare perché alcune persone sembrano più predisposte rispetto ad altre a diventare obesi.

Si sa ormai che la genetica ha un ruolo importante in questa malattia ma una parte della responsabilità deve essere attribuita anche alle abitudini alimentari e all’ambiente.

Il fattore genetico

La ricerca sul legame tra geni e obesità non conosce soste. Nel 2007 fu identificato un gene, chiamato FTO, da considerare come un fattore di rischio per l’obesità. 6 anni più tardi, un gruppo di ricercatori dell’University College di Londra ha spiegato come le persone portatrici di una mutazione di questo gene provano maggiormente la sensazione di fame e prendono di conseguenza più facilmente chili di troppo. Nel 2014, ricercatori inglesi e francesi hanno messo in luce il ruolo di un altro gene, l’AMY1.

AMY1

Ma come evidenzia uno studio condotto nel 2015 da ricercatori dell’Università del Michigan che ha coinvolto 300.000 persone, il legame tra genetica e sovrappeso non è così semplice. In realtà sarebbero 97 le varianti di geni ad avere un impatto sul peso.

E più che avere un’influenza sul metabolismo, questi geni avrebbero un impatto sul funzionamento del cervello.

Come e cosa si mangia

Oltre alle predisposizioni genetiche, l’alimentazione e l’attività fisica contribuiscono fortemente all’eccesso di peso, tra l’altro a causa dello squilibrio tra l’apporto alimentare e il dispendio energetico. Uno squilibrio che cresce nelle classi sociali più svantaggiate e che si spiega con i cambiamenti, in particolare dagli anni 80, delle abitudini alimentari. Si consumano sempre più bibite ricche di zuccheri e alimenti poveri di sostanze nutritive ma fortemente energetici e sempre meno frutta e verdura.

budino1

In realtà non è tanto la quantità di cibo che è cambiata negli ultimi decenni ma la qualità di quel che mangiamo. E proprio la qualità sembrerebbe collegata all’aumento di peso. Prendiamo per esempio l’uso sempre più diffuso degli emulsionanti come additivi alimentari. Essi permettono di stabilizzare le più comuni emulsioni in commercio, dalla maionese ai budini. Una ricerca americana pubblicata a febbraio 2015 su Nature ha testato il loro effetto sui topi e ha dimostrato che questi emulsionanti hanno modificato l’azione di alcuni batteri presenti nel colon. Bevendo acqua contenente 15 tra gli emulsionanti più diffusi, i topi sono diventati obesi e hanno sviluppato problemi metabolici come l’intolleranza al glucosio. Secondo questi studi, gli emulsionanti sarebbero da considerare come responsabili di numerose infiammazioni intestinali.

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