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Lo yoga e la riduzione degli effetti collaterali della radioterapia

La pratica dello yoga può migliorare gli effetti collaterali della radioterapia contro il cancro della prostata.

Numerosi ricercatori negli ultimi anni hanno verificato l’utilità della pratica dello yoga nel migliorare il decorso di alcune patologie ed i risultati sono abbastanza significativi soprattutto per pazienti che presentano un alto rischio per patologie cardiache, diabete di tipo 2 ed ipertensione.

Alcune recenti ricerche dimostrano che anche pazienti affetti da una malattia conclamata possono beneficiare degli effetti positivi di questa tecnica.

Uno studio pubblicato sulla prestigiosa  rivista International Journal of Radiation Oncology, Biology and Physic a fine marzo 2017, effettuato su pazienti affetti da tumore della prostata che eseguivano esercizi yoga due volte a settimana, ha dimostrato che la pratica dello yoga riduce gli effetti collaterali del trattamento di radioterapia tra i quali l’astenia, la disfunzione sessuale e l’incontinenza urinaria.

Su 50 pazienti affetti da tumore della prostata e sottoposti ad un ciclo di radioterapia, a 25 di questi fu consigliato di praticare yoga per 75 minuti a settimana durante la terapia radiante.  All’inizio della terapia entrambi i gruppi di pazienti presentavano un basso livello di stanchezza, mentre nel progredire della terapia il gruppo che non praticava lo yoga manifestò un maggior livello di astenia nella quarta e quinta settimana di trattamento. La differenza fu significativa: coloro che praticavano lo yoga riferirono di continuare le loro attività quotidiane e di risentire poco della stanchezza dovuta alla radioterapia. Secondo la dottoressa Neha Vapiwala dell’Università della Pennsylvania questo miglioramento potrebbe essere dovuto o all’attività fisica associata allo yoga o ad una componente di socializzazione correlata agli incontri. Infatti entrambi questi aspetti possono migliorare gli effetti collaterali della radioterapia. Un altro effetto molto comune tra i pazienti sottoposti alla terapia radiante ed alla deprivazione di androgeni è la disfunzione sessuale che colpisce circa l’85% dei pazienti uomini nel corso del trattamento. All’inizio della terapia tutti i pazienti uomini reclutati per la ricerca presentavano un valore di funzionalità erettile di circa 11, su una scala che arriva fino a 25 (di solito un valore inferiore a 12 indica una disfunzione media o grave nella erezione). Il punteggio per la disfunzione erettile dei pazienti che praticavano lo yoga rimase più o meno stabile nel corso del trattamento mentre nell’altro gruppo la funzionalità erettile diminuì nel tempo. Inoltre nel gruppo yoga si riscontrò una funzionalità vescicale stabile o in miglioramento mentre quest’aspetto sembrò peggiorare nel gruppo che non praticava lo yoga.

La dottoressa Vapiwala sostiene che gli esercizi yoga sembrano rafforzare i muscoli pelvici e questo potrebbe spiegare perché la disfunzione sessuale o i problemi urinari tendono a migliorare nei pazienti che praticano yoga. Inoltre, qualsiasi tipo di esercizio migliora sicuramente il flusso di sangue dell’organismo e diventa una componente fondamentale per potenziare i muscoli, compresi quelli coinvolti nella disfunzione erettile.

Sempre secondo i ricercatori coinvolti in questo studio, i pazienti che praticano lo yoga  possono rispondere in modo differente per un effetto psicologico, di socializzazione o per un miglioramento nell’effetto vascolare o perché rafforza i muscoli pelvici e tutto ciò migliora o riduce l’intensità degli effetti collaterali.

È evidente che questo studio non ha preso in considerazione pazienti che presentano  limitazioni nella propria autonomia, per esempio uomini con una neoplasia della prostata con metastasi, ed inoltre non paragona l’effetto dello yoga con altri tipi di attività fisica.

yoga bianco e nero

La pratica yoga presa in considerazione in questo studio è la cosiddetta pratica Eischen e si focalizza in particolare su posizioni di tipo energetico più che sulla complessità dell’esercizio e fa in modo che alcune delle posizioni siano accessibili anche a pazienti che non hanno mai pratica lo yoga.

Secondo la dottoressa Vapiwala sarà necessario estendere questa ricerca ad un  numero maggiore di pazienti per capire esattamente come la pratica yoga possa migliorare la performance dei pazienti stessi. Ad ogni modo, allo stato attuale, tende a consigliarlo ai suoi pazienti che iniziano un trattamento di radioterapia.

Per chi non ha mai praticato lo yoga è opportuno chiedere al proprio istruttore di focalizzarsi su posizioni non complesse e favorire tutti gli esercizi che migliorano l’attività fisica in generale, che facilitano la socializzazione e, soprattutto, che rafforzano i muscoli del pavimento pelvico. Nel corso del trattamento sono invece da sconsigliare esercizi complessi e posizioni più difficili come quelle a testa in giù.

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